Intervista a Giorgio Salvatori

Abbiamo incontrato Giorgio Salvatori  ma non nella sua veste di giornalista, bensì in quella di Maremmano, adottivo, che ha scelto Pereta quale luogo, possiamo dirlo, del cuore e dell’anima. Una bella chiacchierata, ci siamo dati dell’amichevole “tu” in una soleggiata mattinata maremmana, dove ci ha raccontato cosa lo ha spinto a venire a vivere a Magliano, cosa gli piace di questo paese, e cosa consiglierebbe di venire a vedere alle persone che hanno voglia di visitarlo e magari invogliarli a trascorrere del tempo qui. Una chiacchierata sulle mura di Magliano, un po’ ventose per cui ci siamo “concessi” di tenere il cappello!

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“Posso dirti che io sognavo la Maremma fin da bambino perchè sfogliando le riviste con le fotografie della maremma e poi vedendo anche alla televisione da bambino con le immagini della maremma ero attratto da questi spazi verdi, da una natura aspra e solitaria, dai butteri, dai Cavalli, dal re delle macchie folte, il cinghiale, e le emozionanti cacce al cinghiale e quindi a cominciare dai miei 20 anni o giù di lì ho cominciato a percorrerla prima nella maremma laziale, nel viterbese e poi approdando nella maremma toscana. A Magliano ci sono arrivato già quasi 30 anni fa e quindi è un bel po’ di tempo ! Da alcuni anni poi ho preso una piccola casetta nel minuscolo e meraviglioso borgo di Pereta dove passo l’inverno tra i locali, i paesani, i residenti perché io trovo anche un po’ sciocco da parte di alcuni venire qui per poi starci una settimana d’inverno, 15 gg d’estate, sparire, venire in paese solo a fare la spesa, e vivere due mondi separati. Magliano, uno dei paesi più belli della Maremma, basti pensare a queste meravigliose mura bianche che accolgono il visitatore. Di notte ad esempio è suggestivo in una maniera incredibile, sembra di vedere un grande transatlantico fermo sull’oceano e illuminâto bianco ed è un’emozione grendissima. Però la cosa che mi ha spinto a venire qui è soprattutto il carattere delle persone perché io credo che il bello della maremma e in particolare di Magliano è che la popolazione, le persone che vivono qui, vivono e lasciano vivere, sono cordiali , aperti, sono estroversi, sono ospitali ma non sono invadenti il che è un grande pregio perché il forestiero, il visitatore che vuole venire qui e sfiorare il posto, e guardare e fare lo spettatore viene rispettato, viene e va, non è considerato un pollo da spennare e quindi si trova bene ma chi vuole venire e vivere, partecipare degli usi e dei costumi della vita quotidiana della gente che vive a Magliano e nei borghi bellissimi intorno, beh, questo ha la possibilità di essere accolto addirittura a braccia aperte senza però mai varcare la soglia più intima dello spazio privato, questo credo che sia un valore aggiunto e per questo io ho deciso di venire a vivere in qualche modo diciamo stagionalmente perché soprattutto d’inverno, il periodo più bello, per me.”

Giorgio, ci piace molto l’aspetto che hai sottolineato,  l’aver scelto e suggerire di vivere anche l’inverno, perché non è facile, molte persone vengono perché c’è un bellissimo clima, il sole, l’estate e molti ritengono di non aver niente da fare d’inverno.

“Si, perché sono condizionati dall’idea del mare! E’ vero che il mare qui è vicinissimo insomma, un quarto d’ora puoi stare su spiagge fra le più belle del centro Italia, e forse dell’Italia intera, ma anche vero che non tutto si riduce al mare, qui ci sono tante altre cose belle da fare, ci sono passeggiate meravigliose in campagna oppure pensate ad esempio chi va a caccia può godere di una situazione ottimale rispetto ad altre regioni d’italia che sono depauperate da una caccia eccessiva e anche priva di regole, qui le regole ci sono. Chi non vuole cacciare ha la possibilità di fare delle passeggiate stupende, e ammirare animali vivi nelle radure, nei boschi, pensate solo ai caprioli, quelli che i cittadini chiamano « bambi » però il capriolo è un animale graziosissimo ed è una creatura magica che ogni tanto si intravede nel bosco e poi sparisce perché è una creatura timida, elusiva. Quali altre regioni consentono di fare passeggiate e vedere il capriolo che ti osserva, la lepre che ti fugge via sotto i piedi, il fagiano che fa il suo verso assolutamente forte, sonoro, che lo senti e ti fa sobbalzare e poi le passeggiate in bicicletta, insomma qui basta avviarsi verso la pianura, avviarsi verso la zona di Montiano, la Marsiliana, verso Capalbio, che è a due passi, e si fanno delle passeggiate in bicicletta meravigliose, nel silenzio e nel riseptto delle persone perché devo dire che qui in linea di massima gli automobilisti sono disposti a rispettare i pedoni, ciclisti e non è poco.”

E’ bello anche fermarsi in macchina per far passare le greggi di pecore, allora si scende dalla machina e si aspetta, in un tempo parallelo

“Vero, e poi bisogna contarle queste pecore, se uno le conta qualcuno dice che portino soldi, oltre che a rilassare. Se si incontrano bisogna salutarle stringendo le dita nel pugno e riaprendo poi la mano. Non so se sia vero ma, come diceva Oscar Wilde, forse non è vero ma comunque aiuta!”

Un’ultima domanda perché siamo curiosi di saperne di più del libro che hai scritto sulla Maremma o meglio, sull’abbigliamento dei Butteri

“Certo! Qualche anno fa ebbi l’idea di condensare in un libro, con l’amico e architetto Alessandro Lenarda, che ne ha poi realizzato le illustrazioni, le mie esperienze in Maremma fin da ragazzo quindi qualche decennio fa e le ho raccolte in « storie e abiti ecc » perché le storie si intrecciano spesso in Maremma anche con gli strumenti e gli abiti da lavoro e soprattutto con i velluti e i fustagni che una volta butteri, contadini, cacciatori erano costretti ad indossare d’inverno ma anche d’estate, perché erano, soprattutto il fustagno (come questo che indosso io oggi, era un tessuto che consentiva di muoversi tra i rovi, tra le marruche, tra tutte le altre piante spinose che rischiano di avvilupparti, senza grossi problemi. Quindi fatta questa ricerca abbiamo cercato di capire cosa è storicamente la maremma : la maremma dériva probabilemente dal neutro plurale latino « maritima » che vuole dire « terre paludose vicino al mare » che consentivano solo un allevamento brado del bestiame e senza restare troppo esposti nella stagione calda perché la regione veniva assaltata dalle zanzare, portatrici di malaria. Si lasciava il bestiame brado a pascolare nelle zone che lo consentivano e poi si ritornava d’inverno in pianura dove la zanzara non c’era. Ci hanno aiutato molto i dipinti, i quadri che dal 700 al 900 hanno illustrato la vita di maremma, in particolare Fattori, Resler Franz : abbiamo visto come si è evoluto il costume del buttero, del mandriano, dalla fine del 700 ai primi dell’800 fino all’abbigliamento che anche oggi alcuni cacciatori, allevatori continuano a vestire, oggi sono infatti anche oggetti alla moda queste giacche maremmane. Questa che indosso oggi è tipica maremmana del 900 ed è rimasta tale identica anche oggi che viene usata più per passeggiare piuttosto che per andare a cavallo o a caccia.”

Grazie mille Giorgio, ci vediamo a Pereta!